Su Style, noto allegato de Il Corriere della Sera in edicola in questo mese, un articolo dei nostri medici dottor Alessandro Zussino e dottoressa Mary de Sury: siamo onorati ed orgogliosi di vedere riconosciuta a livello nazionale la loro professionalità e competenza. Nel testo si parla del rapporto tra igiene orale e organismo ed in particolare della relazione tra alcune patologie e la parodontite, malattia dentale che colpisce il 60% degli italiani ma che pochi sanno di avere, importante da curare poiché correlata ad altri problemi potenzialmente molto gravi come malattie cardiovascolari, cardiopatie, diabete e gravidanze a rischio.
Qui sotto trovate il testo completo:

RELAZIONE TRA IGIENE PERSONALE E ORGANISMO
di Alessandro Zussino e Mary de Sury

In una società attenta all’apparenza, è indubbio che tutti vorremmo esibire denti sani, bianchi e ben allineati. Purtroppo tra i nemici che li minacciano ce n’è uno poco conosciuto, la principale causa di perdita degli elementi dentali nell’adulto: la parodontite. Questa patologia, una volta chiamata piorrea, è una condizione cronica a genesi batterica, che interessa non i denti in senso stretto, ma tutto quello che c’è attorno e cioè, sostanzialmente, le gengive e l’osso.
Quante persone ne sono affette? In Italia la percentuale di questa patologia raggiunge ben il 60 per cento della popolazione e le forme avanzate quasi un 15 per cento con un aumento drastico a partire dai 35-40 anni. Nonostante ciò, pochi sanno di soffrirne e ancora meno sono seguiti da un punto di vista terapeutico. Il motivo principale è che le fasi iniziali di questa malattia sono asintomatiche: il paziente non se ne accorge. Quasi sempre comincia con una banale gengivite, che se non intercettata può evolvere in parodontite. Quest’ultima, se non curata, porta alla perdita dei denti e quindi a uno stato di disabilità (l’Oms ha dichiarato che la mancanza di denti è una “condizione di handicap fisico e psichico”). Tuttavia la ricerca dice che dovremmo curare la malattia parodontale anche per un altro importante motivo: sono state infatti dimostrate sicure correlazioni tra questa patologia e altre sistemiche potenzialmente molto gravi come quelle vascolari, cardiopatiche, diabete e gravidanze a rischio.
Nel 2012 la Federazione europea di parodontolgia (Efp), assieme all’Associazione americana di parodontologia (Aap), ha stilato un manifesto rivolto a tutti gli operatori sanitari per “combattere gli effetti devastanti sulla salute orale e generale che interessano l’individuo e la società”. I maggiori esperti a livello mondiale hanno raggiunto un consenso su alcune importanti correlazioni.
Cardiopatie: vi sono evidenze che la parodontite aumenti il rischio di malattie cardiovascolari e che il suo trattamento attivo riduca l’infiammazione sistemica e lo stress ossidativo, con un miglioramento della funzione endoteliale dei vasi, cioè dello strato più interno degli stessi, quello a contatto con il sangue che fluisce.
Diabete: la malattia parodontale severa peggiora la glicemia nei diabetici e nei non diabetici; inoltre, quanto più grave è, tanto maggiori saranno gli effetti collaterali del diabete. La relazione è biunivoca e si autoalimenta in un circolo vizioso: anche il peggioramento del diabete infatti determina un deterioramento progressivo delle ossa attorno ai denti e delle gengive. Il trattamento della parodontite ha un effetto favorevole sul controllo del diabete, portando a risultati benefici paragonabili all’aggiunta di un secondo farmaco antidiabetico.
Eventi avversi in gravidanza: alcune ricerche hanno dimostrato un’associazione tra parodontite e basso peso del nascituro e anche parto prematuro, sebbene non tutti gli studi abbiano ottenuto medesimi risultati.
Altre patologie: vi sono iniziali evidenze per l’associazione tra parodontite e bronchite cronica ostruttiva, insufficienza renale cronica, artrite reumatoide, obesità, sindrome metabolica e alcuni tumori, anche se non è possibile affermare una sicura relazione causa-effetto: bisognerà attendere i risultati di ricerche in corso.
In conclusione oggi è dimostrato che la parodontite è molto comune, poco diagnosticata, ancor meno trattata, riduce la qualità della vita e ha un impatto significativo sulla salute generale e sui costi sanitari per la società. Il bicchiere va tuttavia visto mezzo pieno, perché questa condizione è curabile nella maggioranza dei casi. Per ottenere risultati validi e duraturi è fondamentale una stretta collaborazione medico-paziente. È importante che agiscano come un unico team terapeutico per tenere sotto controllo una patologia che, se lasciata a se stessa, ha un alto indice di recidive e di ingravescenza. Con un approccio terapeutico ormai codificato e accettato dalla comunità scientifica, è possibile ritornare a una condizione di buona salute orale, con effetti benefici a livello locale e organico.

BOX: COME ILLUMINARE IL SORRISO

La malattia parodontale è la sesta più frequente patologia umana a livello mondiale ed è quindi fondamentale avere una valida strategia per controllarla. Eccone i pilastri.

1) PREVENZIONE PRIMARIA
Cercare di impedire che la malattia si presenti mediante corretta istruzione all’igiene orale, l’intercettazione e la cura delle gengiviti e l’incentivazione dei pazienti a migliori stili di vita come la sospensione del fumo e un controllo accurato del diabete, se presente.

2) DIAGNOSI
Va fatta attraverso un’approfondita anamnesi e un accurato esame obiettivo spesso integrato da esami radiografici e solo raramente da quelli di laboratorio.

3) TERAPIA
Consiste nell’eliminazione del fattore causale, placca e tartaro, dai denti e da tutte le superfici radicolare con una terapia meccanica, non chirurgica, affiancata da una convincente motivazione del paziente a una corretta igiene orale domiciliare. Questa fase, fondamentale e spesso sufficiente a mettere sotto controllo la malattia, deve essere seguita da una rivalutazione della situazione dopo circa tre mese e, solo nei casi più avanzati, viene eseguita la terapia chirurgica che ha lo scopo di eliminare le tasche residue o di rigenerare il tessuto parodontale andato perduto.

4) PREVENZIONE SECONDARIA
Impedire che la malattia riprenda attività. Consiste in quella che viene chiamata “terapia parodontale di supporto”. Il paziente deve esser seguito per tutta la vita con visite periodiche in cui si esegue, oltre all’igiene professionale, un esame parodontale per intercettare precocemente un eventuale recidiva e, soprattutto, viene rinforzata la motivazione del paziente che rimane una delle attrici principali del processo di guarigione e senza la quale nessuna terapia darà mai risultati.

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RELAZIONE TRA IGIENE ORALE ED ORGANISMO

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